Dopo la partecipazione al Porretta Soul Festival 2026, la Bottega degli Scalpellini della Valle del Reno torna a Porretta Terme, sia Sabato 5 Settembre sia Domenica 6 Settembre, in occasione del “Festival dei Cantastorie e dei Sapori dell’Appennino”, giornate di musica, racconti, tradizioni e prodotti del territorio promossi da Confcommercio e dall’Associazione Gruppo Casio, in collaborazione con l’Amministrazione comunale di Alto Reno Terme.


In entrambe le giornate, in prossimità del municipio (in Piazza della Libertà), sarà allestito lo stand in cui saranno esposte alcune delle opere in arenaria dei maestri e degli allievi “di bottega” e saranno predisposti i banchetti da lavoro con a disposizione strumenti e lastre di prova per chiunque voglia fare l’esperienza di lasciare un proprio segno sulla pietra. Come sempre in queste occasioni, i maestri e gli allievi della Bottega degli Scalpellini della Valle del Reno saranno a disposizione di bambini ed adulti per guidarli in questa prima esperienza da scalpellini.




Allo stand saranno anche fornite tutte le informazioni relative al prossimo “Corso di avvicinamento alla scultura su pietra arenaria”, che si terrà a fine Settembre alla scuola di Riola (che chiamiamo “bottega” proprio con lo stesso spirito degli organizzatori di queste giornate di festival “di tramandare le storie di chi, con il proprio lavoro, continua a custodire e a tramandare l’identità della montagna“). Sarà inoltre disponibile il nuovo libro “La bottega degli scalpellini e storie di pietra del bolognese” del maestro Alfredo Marchi, in cui, rispetto alla originaria edizione “Storie di pietre e di scalpellini nel bolognese”, è presente un nuovo capitolo che racconta proprio le nuove storie della Bottega degli Scalpellini che non è più solo un auspicio, ma che ora è una realtà.


A suo modo la Bottega degli Scalpellini e le attività che porta avanti hanno un ruolo di “cantastorie”.
Son cantate le storie di un territorio in cui le asperità della roccia sono diventate prima luoghi sicuri e sacri e poi luoghi che hanno fornito materiale per costruire e poi caratterizzare gli abitati disseminati nella Valle del Reno.
Son cantate le storie di uomini che si sono spostati in lungo e in largo attraversando l’appennino e collegando i mari Adriatico e Tirreno condividendo materiali (dalla pietra al ferro al sale e alla seta) e condividendo mestieri (come il mestiere dei maestri comacini che nel territorio della Valle del Reno han messo radici di pietra che tutt’ora producono frutti e semi).
Quest’anno gli organizzatori delle giornate di Festival avevano avuto un’intenzione precisa: “dire grazie a Francesco Guccini mentre era ancora tra noi, riconoscendo il valore di un uomo e di un artista che ha raccontato come pochi l’Appennino, i suoi luoghi e le sue persone. La sua scomparsa, avvenuta il 6 agosto nella sua Pavana, a pochi chilometri da Porretta, ha probabilmente cambiato il significato di quelle giornate, ma non ne ha di certo cambiato lo spirito.” Il cuore della manifestazione è diventato il Memorial dedicato a Francesco Guccini (sul palco si alterneranno le sue canzoni più amate, eseguite dal vivo, e le voci di amici e compagni di strada che lo ricorderanno con brevi interventi) e il salire sul palco al Parco Rufus Thomas dei musicisti che per decenni hanno accompagnato il cantautore sui palchi di tutta Italia.

A noi della Bottega degli Scalpellini piace ricordarlo trovandone un punto di contatto con la pietra e i racconti che tramanda. In particolare, se nei testi musicali non ne parla, la sua produzione letteraria parla di scalpellini e pietra.
L’interesse per questa figura nasce dalla storia personale del cantautore. La montagna attorno a Pavana (il paese d’origine della sua famiglia a cui era visceralmente legato) è storicamente terra di tagliapietre e scalpellini che estraevano e modellavano l’arenaria locale. Nelle sue interviste e nei suoi racconti, Guccini ha spesso rievocato la fatica di questi antichi mestieri montanari come simbolo dell’identità e della memoria dei suoi luoghi d’origine.
Nel suo romanzo d’esordio, Croniche epafániche (1989), Guccini dedica ampio spazio alla dura realtà dei lavoratori della pietra dell’Appennino tosco-emiliano. In un passaggio del libro descrive espressamente la vita e le migrazioni di questi artigiani: “Non so se ebbero più fortuna gli scalpellini, questi sì specializzati, quando per fare Grandi Opere si usava la pietra sagomata e non il cemento; li videro dighe in Egitto, Romania e perfino in Cina; probabilmente si portavano da casa oltre alle poche robe, le punte e i mazzòli.”

