


L’idea di creare un’opera scultorea da dedicare a Patrizia Gambari è nata nell’ambito dell’Associazione Fontechiara, che da oltre 25 anni si prodiga per arricchire di opere d’arte il borgo di Tolè.
Per concretizzare questo suo desiderio, l’Associazione Fontechiara si è rivolta alla Bottega degli Scalpellini dell’Associazione Fulvio Ciancabilla che ben volentieri ha accettato questo incarico anche perché Patrizia era “una scalpellina di Bottega” (nel 2023, insieme con il maestro Giancarlo degli Esposti, aveva anche rappresentato la Bottega degli Scapellini con il pietrales “N’acqua” al simposio di scultura “10 giornate in pietra” a Lettomanoppello).
L’opera è stata inaugurata il 23 Agosto 2023 in seno agli eventi di Artolè 2026.




Patrizia era stata un’affermata artista in ambito pittorico e, avendo ricoperto per oltre 5 anni la carica di assessore comunale alla cultura del comune di Vergato, aveva sempre avuto una particolare cura per la frazione di Tolè e le sue varie opere artistiche esposte lungo le vie.
Alfredo Marchi, maestro e direttore artistico della Bottega degli Scalpellini, ha avuto l’incarico di progettare un’unica opera che mettesse insieme, in maniera coordinata, il lavoro di ben dodici artisti-scultori lasciando a ciascuno di loro la libertà di progettare la propria opera con il solo riferimento alla personalità di Patrizia e al suo messaggio artistico. Sono state così create nove opere scultoree, unite fisicamente in un’unica grande pietra e spiritualmente in un unico motivo ispiratore.
Da queste premesse è nata una scultura che parla di forza, libertà e delicatezza, un omaggio a Patrizia e, allo stesso tempo, alle tante donne che oggi vivono condizioni di discriminazione, violenza ed emarginazione e che aspirano, come ogni persona, alla piena libertà e alla pienezza della vita.
Gli scalpellini Gabriele Bettini, Gianluca Boschi, Elena Burzi, Giancarlo Degli Esposti, Francesca Falsetti, Fabio Frison, Giorgio Masina, Federico Meloni, Marco Pirazzini, Roberta Tiberi e Riccardo Vaccaro hanno dato forma ad una maestosa opera, nella quale i bassorilievi non rappresentano semplicemente la riproduzione dei quadri di Patrizia, ma ne costituiscono uno sviluppo e una reinterpretazione attraverso il linguaggio della scultura.
Di seguito il dettaglio di ogni singola opera:
Immortale (di Gianluca Boschi)
L’opera vuole rappresentare il ricordo della Patty. È un’opera composta di due parti: la parte bassa è in pietra arenaria di Montovolo ed è una figura femminile dal busto in giù e rappresenta la parte terrena; la parte alta, realizzata in rottami di ferro, è una fenice, simbolo d’immortalità, e come nella mitologia, rinascendo dalle proprie ceneri, sta a simboleggiare un ricordo che sopravvive nel tempo.
Come la Medusa oltre la vita (di Riccardo Vaccaro)
L’autore ha scelto di onorare il ricordo della Patty raffigurando uno dei simboli mitologici Greci più importanti.
E’ la raffigurazione del volto della Gorgone Medusa (dal greco antico Médousa (Μέδουσα) che significa significa “protettrice”) come simbolo apotropaico, che veniva apposto su scudi templi e case. Oggi è anche considerato simbolo di riscatto dalle sofferenze e dal dolore in una rinascita di forza e vita nel mondo del femminile.
L’autore con questa scelta vuole comunicare il suo credere nella forza del simbolo, …e vuol credere anche al narrarsi che la Medusa pietrificava chi osava guardarla negli occhi…

Ritratto interiore (di Elena Burzi, Francesca Falsetti e Roberta Tiberi)
Quest’opera è l’omaggio riservato a Patrizia da una compagine femminile della Bottega degli Scalpellini.
Nata da un disegno di Francesca e realizzata da Elena e Roberta, rappresenta l’animo di Patrizia, la sua ispirazione artistica che emerge dalla pietra concretizzandosi in un corpo di donna che affiora, acquistando forza e consistenza, ed evolve trasformandosi in simboli universali di femminilità, forza e rinascita.
La calla è stata scelta come simbolo di eleganza e spiritualità, ma anche di rinascita e trasformazione.
Le piume di pavone, oltre ad essere una citazione diretta di alcune opere di Patrizia, sono la rappresentazione dello splendore celeste, quindi del legame fra umano e divino, materiale e spirituale.
Infine il fiocco “Pink is good” è il richiamo all’onimo progetto per la prevenzione e la cura del tumore al seno promosso dalla Fondazione Umberto Veronesi, progetto sostenuto e omaggiato da Patrizia e da noi tutte molto sentito.
Ecco, tutto questo per Elena, Francesca e Roberta equivale a un “ritratto interiore” di Patrizia.

Vortice di libertà (di Giorgio Masina e Alfredo Marchi)
Ispirandosi alla pittura di Patrizia, Giorgio e Alfredo hanno pensato di scolpire nell’arenaria una figura femminile avvolta nel velo come in un vortice. Sul volto, il tessuto trattiene le ferite e le difficoltà del passato; verso l’esterno, si apre in ampie pieghe che indicano la via della speranza, del riscatto e della libertà.

Save the San people (di Gabriele Bettini)
L’opera è ispirata da due tematiche che Gabriele ha visto nei dipinti della Patty: uno è la donna e la sua condizione come oppressa da l’uomo o dalla società in cui vive (rappresenta anche donne di altre culture), l’altro è il tema delle mani, che nella sua rappresentazione non agiscono in modo benigno, così come le ha percepite. Così come centro dell’opera ha deciso di riprodurre un’immagine censurata dal web che ritrae una donna del popolo San in procinto di allattare suo figlio. Questo popolo è minacciato come altri dagli interessi dell’Occidente e dell’Oriente e quindi Gabriele ha deciso di mettere delle mani arcigne che vogliono portare via, annientare, quella cultura millenaria. Questo è il motivo per il quale in alto ha riprodotto dei graffiti di questo popolo che si trovano ancora oggi su una montagna sacra.

Mai più catene (di Fabio Frison e Gianluca Boschi)
Mai più catene rappresenta la femminilita’ finalmente libera di vivere il proprio corpo svincolata dallo stereotipo della donna oggetto.
Nella parte centrale Fabio e Gianluca hanno rappresentato due ragazze al mare: una si è accorta di essere spiata dallo spettatore e innervosita lo riprende col cellulare. Tutt’attorno le mani maschili agli angoli e le catene rappresentano l’uomo che cerca di opprimere la donna senza per fortuna riuscirci.

Titolo (di Giancarlo degli Esposti)
L’opera è il ricordo di un’opera a quattro mani realizzata da Giancarlo insieme con Patrizia.

Viaggio in India (di Marco Pirazzini)
L’opera è ispirata al periodo della vita di Patrizia caratterizzato da molti viaggi in India. Raffigura elementi architettonici e simbolici religiosi che ricordano quel paese e la sua spiritualità.
La cornice, formata da due colonne a scalanature inclinate e due volte composte da piccoli archi con cuspide centrale (che simboleggia le mani giunte), rappresenta un tempio induista.
Ai quattro angoli sono presenti icone delle religioni induista e taoista, che testimoniano la componente ascetica e meditativa dei viaggi di Patty.
Al centro, il soggetto principale è la Dea Kalì, che rappresenta il potere femminile divino, la distruzione di ciò che è vecchio e corrotto per permettere la rinascita ed il rinnovamento, la fine dell’attaccamento alle cose materiali ed all’ego umano.

La posa della pittrice (di Federico Meloni)
La scultura è dedicata alle donne e a tutte le energie che Patrizia Gambari ha impiegato per la parità di genere. L’autore si è ispirato a quelle scene della tradizione indiana a cui lei era tanto legata e alla passione di Patrizia per la pittura.
L’opera rappresenta una donna, nuda, libera di esprimersi senza censura alcuna, che medita nella posizione ispirata a quella del loto.
La figura, è abbracciata su se stessa con amore, consapevole nel suo “qui ed ora” e la sua mente, trasformata in pennello è pronta ad esplorare la propria creatività, i suoi sogni e i suoi pensieri.
Sotto l’addome Svadhisthana come sigillo e centro focale della rappresentazione.


