Testo e ricerche di Alfredo Marchi – Fotografie della fontana di Loris Capitani



La fontana è stata realizzata nel 2024-2025 ed è stata installata nel 2025. Nel 2026 è prevista sia l’inaugurazione ufficiale sia la pubblicazione di un libretto illustrativo.
Il gruppo “La Bottega degli Scalpellini” che fa parte dell’Associazione Fulvio Ciancabilla APS, ha aderito volentieri all’incarico datole dal Comune di Camugnano di progettare e costruire una fontana in pietra arenaria all’interno della rinnovata piazza. Il progetto, nato da un’idea dello scultore Alfredo Marchi e sviluppata con la collaborazione di tutto il gruppo, ha tenuto presente le direttive dell’Amministrazione Comunale secondo le quali si doveva mantenere una, anche minima, continuità formale con la vecchia fontanella che in passato si trovava su quella piazza.

Questa somiglianza è quindi stata ripresa nella forma a “pilastro” che porta su ogni suo lato una piccola vasca arrotondata nella parte inferiore.
Il progetto di questa fontana è stato concepito per essere un’espressione artistica ed artigianale di gruppo. In questo caso, del gruppo formato da allievi e da maestri che hanno partecipato ai corsi di lavorazione della pietra arenaria organizzati a Riola dall’Associazione Fulvio Ciancabilla.
A tale scopo è stato previsto un manufatto da costruirsi in maniera modulare, cioè con varie pietre lavorate e scolpite singolarmente e manualmente da ogni componente del gruppo, che sono poi state assemblate insieme nel montaggio.
È un’opera che vuole esprimere un risultato comune, derivante dalla collaborazione armonica fra vari individui, ma senza rinunciare al segno di ogni singolo operato.


Questo lavoro intende anche mostrare con soddisfazione che l’antico mestiere dei nostri scalpellini non si è perso e potrà continuare ancora in futuro. Infine, il manufatto della fontana vuole essere non solo funzionale al proprio nome, ma anche promotore di una maggiore coscienza storica ed artistica legata al territorio della montagna Bolognese e di Camugnano in particolare.
Il nostro territorio ha avuto il primo approccio con la pietra lavorata nel XI – XII secolo grazie a maestranze Comacine (corporazioni edili itineranti provenienti dal Comasco) che costruirono qui Pievi, Castelli e abitazioni caratteristiche su cui lasciarono, scolpite nella pietra, forme artistiche spesso legate a significati simbolici. Da loro si formarono gli scalpellini locali che con il loro lavoro hanno caratterizzato la nostra edilizia sino agli anni ’60 del XX secolo. Camugnano, in particolare, è il territorio dove, fino al 1978, si trovava ancora l’ultima cava attiva: quella di Greglio, presso Vigo.


Camugnano è stato anche la residenza documentata di una famiglia di maestri Comacini: “Berto Elmi, assieme ai fratelli Stefano e Giovanni erano, oltre che scalpellini, architetti ed ingegneri e presero residenza a Carpineta dalla fine del 1300. Essi erano figli di Guglielmo da Como, maestro comacino. Furono proprietari della casa-torre che si trova ancora oggi nel caseggiato di Roda, probabilmente ne furono i costruttori. Nella loro abitazione di Carpineta una finestra, ora rimossa, portava la data di costruzione e la loro firma, sul capitello di un’altra finestra, ancora esistente, sono incisi due dei vari simboli che i Maestri Comacini usavano lasciare scolpiti sulla pietra: il giglio e il pentagramma” (estratto da: Alfredo Marchi, Storie di Pietre e di scalpellini nel Bolognese, pag. 63, Gruppo Studi A.V.R. Associazione Fulvio Ciancabilla 2019).

Il richiamo alle antiche capacità artistiche di questo territorio viene ripreso anche dal capitello che sovrasta il pilastro della fontana. Esso riproduce liberamente le immagini scolpite nella cripta del santuario medioevale di Montovolo.
La pietra arenaria utilizzata per le vasche proviene da Cambra (Montovolo), quella utilizzata per il capitello e cuspide da Orelia (Montovolo), quella per il pilastro dal crinale montano Bolognese/Pratese, la pietra del piedistallo proviene invece da Firenzuola.

Prendiamo ora in considerazione ogni singola figura simbolica rappresentata sul corpo, sul capitello e al basamento della fontana.
Le figure simboliche rappresentate sul corpo della fontana
Il Pentagramma

È una figura geometrica a forma di stella composta da cinque linee che si intersecano fra di loro in continuità. Caratteristica, questa, che può essere resa evidente solo nella rappresentazione scolpita. Quando questo poligono viene rappresentato nel cerchio, come spesso avviene per le figure simboliche della nostra montagna, è anche chiamato Pentacolo, con vari significati attribuitogli dal mondo dell’esoterismo, molti dei quali hanno ben poco in comune con la tradizione scalpellina. Lo scopo di questa rappresentazione sui conci d’arenaria della nostra montagna è invece quello di mettere in evidenza la giusta proporzione e la perfetta armonia che i maestri costruttori hanno voluto dare a quel manufatto. Questa figura venne già utilizzata dai seguaci di Pitagora nel VI sec. a.C. in quanto poligono i cui segmenti contengono le proporzioni della sezione aurea. La proporzione aurea, da cui deriva la sezione aurea, è quella proporzione perfetta che deve essere osservata nel calcolare i rapporti fra le varie misure di un edificio. Spiegata in maniera semplicistica, la proporzione aurea si realizza quando dividiamo una retta in due parti in modo tale che la parte minore così ottenuta sta a quella maggiore come la maggiore sta al tutto iniziale. Questa proporzione, osservata scrupolosamente nelle architetture del periodo Greco e con alterno interesse utilizzata da architetti fino ai giorni nostri, doveva essere ben conosciuta anche dalla Scuola Comacina, tanto che anche i fratelli Elmi, maestri comacini di Camugnano, hanno voluto il Pentagramma scolpito sulla propria casa in località Carpineta.

L’Impronta della mano

È una delle firme che il mastro scalpellino/muratore, spesso analfabeta, metteva sulla propria opera edile. Nella nostra montagna la possiamo trovare, incisa nella pietra o in bassorilievo, accompagnata dai tipici strumenti di mestiere dello scalpellino come la martellina, il mazzuolo e le punte. In località le Mogne di Camugnano la potevamo vedere scolpita sull’architrave di un portale (ora si trova esposta al centro di Cultura Paolo Guidotti di Castiglione dei Pepoli).
L’uso di questo segno di “presenza attiva” risale ai tempi della preistoria e da allora riesce ad esprime anche il tentativo dello scalpellino di entrare nell’essenza della pietra per trasformarla e farla propria spiritualmente.

La Spirale Radiata

Il modo di nominare così questa figura ci viene da Luigi Fantini, fotografo, ricercatore e storico del nostro Appennino, che la indica, dopo il fiore a sei punte, come la seconda rappresentazione simbolica più diffusa del nostro territorio e anche come chiaro segno di tradizione comacina. La troviamo incisa all’interno di un cerchio o di una semisfera. In quest’ultimo caso, identificabile anche come una Mamma (uno dei nomi che vengono dati alle pietre scolpite a forma di mammella o di ventre gonfio). Dal Punto Centrale di questa figurazione si diramano diversi raggi, in genere sei o dodici, che presentano un andamento ricurvo, a volte in senso orario, altre volte in senso antiorario. L’intera figura è fatta con l’uso esclusivo del compasso, tipico strumento di misura e di calcolo di architetti e scultori. È rappresentata anche a mosaico nel pavimento della chiesa di Stagno.
Questa figurazione fa un chiaro riferimento al sole, al suo movimento e al suo eterno irraggiamento nel cielo. All’interno del cerchio da forma ad un vortice, come una girandola che tutto avvolge, prende e da. Per questo evoca anche Dio: l’alfa e l’omega, colui che da inizio e fine alle cose.

Il Fiore del Giglio

Questa raffigurazione, alquanto ricorrente sulle antiche case appenniniche, potrebbe far subito pensare a un qualche legame con la rappresentazione araldica del giglio fiorentino o della monarchia francese. Non essendoci stati però eventi storici duraturi che hanno legato il nostro territorio con questi governi, si può ricercare la causa di questa rappresentazione, alquanto diffusa, nel suo significato simbolico. Nel giglio, ora come in passato, viene visto il simbolo della purezza che si collega facilmente con l’immagine della Vergine Maria. Inoltre, la rappresentazione stilizzata del giglio, con i suoi tre petali stretti insieme da un anello, nella tradizione medioevale fa riferimento alla Divina Trinità. Anche questa è una raffigurazione che, nel nostro territorio, trae origine dalla simbologia dei Maestri Comacini.

L’Albero del Castagno

La figura stilizzata dell’albero la troviamo scolpita su un antico architrave datato 1510 che si trova a Qualto.
In un concio di pietra del campanile di Verzuno è invece raffigurata una foglia di castagno che, inserita nel contesto della rappresentazione, viene ad assumere un forte significato simbolico ed evocativo.
Nella fontana, con questa raffigurazione stilizzata, si vuole proseguire nell’omaggio all’albero del castagno, da secoli fonte essenziale di sussistenza per le genti di questa montagna.
Il territorio di Camugnano ne dà particolare testimonianza nel Bosco del Poranceto, posto all’interno del Parco dei Laghi di Suviana e Brasimone, con la presenza di castagni di origine secolare.
Il castagno può essere identificato anche come l’Albero che dà vita e con questo significato si lega perfettamente alla figura che sta sotto di lui nella fontana: il Fiore della Vita.

Il Fiore della Vita nella Cornice di Petali

Questa figura nel cerchio, denominata in vari modi dagli storici locali come Fiore a Sei Petali, Rosa Comacina, Rosa dell’Appennino, ecc. ha conosciuto il nuovo appellativo di Fiore della Vita dall’inizio del 1900 e, proprio per l’affinità dei suoi vari significati intrinsechi con questa denominazione, ci piace nominarla in questo modo. È il simbolo scolpito e a volte pitturato, più diffuso sul nostro Appennino. È antichissimo e lo possiamo trovare in molte culture antiche di tutto il mondo.

Come altri simboli nel cerchio, si costruisce esclusivamente con l’uso del compasso che, assieme alla squadra, è uno strumento indispensabile per scalpellini ed architetti.
È una figura carica di tanti significati simbolici che per essere meglio intuiti, richiedono la conoscenza della sua costruzione geometrica completa. Si disegna prima un cerchio e, da un punto sulla circonferenza perpendicolare al centro, si traccia un altro cerchio, poi ancora altri cerchi posizionando il compasso su ogni punto dove il nuovo cerchio interseca la
prima circonferenza. Dopo aver fatto sette circonferenze prenderà forma un primo fiore della vita, ma se si proseguirà ancora con la costruzione di cerchi sugli altri punti dove si incontrano le varie circonferenze, ne risulterà una trama geometrica dove ogni fiore perde la sua unicità. Non ci sarà più un fiore che si distaccherà dall’altro, perché ogni fiore è diventato parte di quello che gli è prossimo.
La maggior parte delle immagini del Fiore della Vita presenti nella nostra montagna, contengono sì un fiore unico, ma presentano attorno ad esso una cornice di altri petali: quegli stessi petali che compongono gli altri fiori prodotti dallo sviluppo del disegno iniziale.
Il fiore disegnato con questa cornice lo identifichiamo come Il Fiore della Vita nella Cornice di Petali: ci ricorda che quello che noi vediamo come singolo è parte d’una unicità che comprende anche gli altri.
Il fiore singolo non esiste più, esiste solo se mi concentro ad osservarlo entro un cerchio, altrimenti non è che parte di un’unità maggiore, infinita e perfetta. Io, il fiore, sono intrinsecamente legato agli altri, i fiori. “… io ci sono in quanto sono il punto di raccolta di infiniti legami. Io sono relazione.”

La Croce Aperta

È così nominata perché ha i quattro bracci che si aprono dal centro verso l’esterno e, nelle incisioni su pietra è prevalentemente inscritta nel cerchio. Anche questa figura è progettata con l’uso del compasso. È l’esaltazione della croce. Diffusa sul nostro Appennino e in tutto l’ambiente mediterraneo dagli albori del cristianesimo, è una croce gloriosa, riconducibile alla gloria di Cristo che si espande fino al Cielo (rappresentato dal cerchio) ed alla vittoria del bene sul male.

La Ruota

Tutte le incisioni nel cerchio possono ricordare la ruota, ma quelle dove i raggi hanno un andamento rettilineo e sono generalmente in numero di otto, hanno un riferimento più diretto a questa immagine. La ruota evoca il passaggio inesorabile del tempo, il ciclo delle stagioni, il movimento. Gli otto raggi della ruota sottolineano il significato del centro da cui si irradia l’energia: il Centro, fermo e immutabile (il Dio) da cui parte tutto il movimento (la vita); lì tutto ritorna, lì sta l’equilibrio delle forze che si contrappongono.

La Spirale

La classica figura della spirale rappresentata da una curva che si avvolge attorno il suo punto centrale è un simbolo antichissimo e ne possiamo trovare ancora alcuni esempi incisi su pietre nel nostro appennino. Evoca significati affini con la Spirale Raggiata come il concetto del Centro da cui tutto parte e a cui tutto ritorna, ma anche dell’Infinito a cui l’animo umano aspira.

Volti apotropaici di Pietra

Si possono trovare con una certa frequenza su antiche case del nostro appennino, soprattutto nei comuni più montani. Sono volti che possono presentare tratti animaleschi, spesso sono di sesso indecifrabile, a volte hanno espressioni di scherno. Quasi tutti sono scolpiti in altorilievo schiacciato e si trovano su facciate di case, spesso sopra o di fianco la porta d’ingresso. Questi volti sono anche chiamati Mummie in territorio pistoiese/bolognese e Marcolfe in alto appennino modenese.
Senza generalizzare, queste maschere erano un po’ come dei guardiani di casa. Avevano un aspetto che poteva destare inquietudine per i male intenzionati che passavano da lì, ma soprattutto dovevano spaventare gli spiriti del male che, di conseguenza, si allontanavano dalla casa.
Questa usanza di combattere il male “facendo paura al male”, ha usanze precristiane e si è protratto fino ai giorni nostri con i riti magici; contrariamente alla modalità cristiana di combattere il male con il bene, che porta ad inserire, sopra o a fianco delle porte di casa, Madonne che abbracciano amorevolmente il bambino o santi testimoni di bontà.

La Croce Stellata nel cerchio

Assai frequente è questa rappresentazione che troviamo incisa su pietra, ma anche pitturata o mosaicata su pavimento come si può notare all’interno della chiesa di Santa Maria di Montovolo. Questa stella a quattro punte evoca il perfetto equilibrio su cui è basato l’universo e con questa interpretazione è stata inserita nella bandiera della NATO, ma nella nostra tradizione ha voluto simboleggiare soprattutto L’Umanizzazione di Dio.
Tralasciando di dare spiegazioni teologiche a questa affermazione, ci soffermiamo invece su come la forma di questa figura si leghi a questo significato cristiano.
Possiamo concepire la Croce Stellata come una Croce Chiusa, al contrario della Croce Aperta che abbiamo precedentemente esaminato. Infatti, se nella Croce Aperta le braccia si aprono dal centro verso l’esterno, nella Croce Stellata le braccia si chiudono e si uniscono quando incontrano la circonferenza. Se la Croce Aperta intende evocare la Gloria di Cristo risorto che si unisce a Dio nel cerchio del cielo, la Croce Sellata evoca invece Dio che dal cielo, simboleggiato dal cerchio, scende sulla terra facendosi uomo. Con questa simbologia, questa stella si collega perfettamente al significato del Natale.

Il Nodo dell’Apocalisse

È diffusissimo come bassorilievo, scolpito accuratamente su tantissime chiese medioevali, con particolare presenza in quelle dove hanno operato le maestranze comacine, fra cui anche la pieve di San Pietro nel comune di Vergato.
Checché se ne voglia dare dei significati, il principale e maggiormente riconoscibile si concentra in quello intrinseco del Nodo che, nella visione cristiana medioevale, lega Dio con l’uomo. Il cerchio e il fiore a quattro petali qui raffigurati, rappresentano rispettivamente il cielo e la vita sulla terra intrecciati fra di loro.

Il Numero 8

Il numero 8, rappresentato verticalmente o orizzontalmente è la rappresentazione molto semplice di un Intreccio: una linea che parte da un punto per formare un cerchio che poi, tornando al punto di partenza, va verso la parte opposta per formare un altro cerchio, per poi ripercorrere i precedenti tracciati all’Infinito. Il punto principale è dove il tracciato si sovrappone: il punto dell’Incontro da cui iniziano e finiscono i continui divenire di eventi, partenze e ritorni, unioni ed allontanamenti.
É il segno che indica l’infinito nel mondo della matematica. Lo si può trovare scolpito su pietra in alcune chiese medioevali del centro Italia e anche su un antico capitello a Sibano, nel comune di Marzabotto.

Il Nodo di Salomone

In questa figura sono riassunti tutti i significati dei vari intrecci che sono sempre presenti in tutti i bassorilievi medioevali. È comunque un simbolo che ha origini ancora più antiche e che troviamo scolpito anche su alcuni architravi del nostro appennino. L’Intreccio evoca in modo forte e chiaro l’interdipendenza fra le cose, un legame che può essere visto in senso positivo come forza che unisce, rinforza e protegge, ma anche negativo come forza che lega e imprigiona. In ambito medioevale, questo legame espresso nel Nodo di Salomone, era simbolo dell’unione e del patto biblico fra Dio e l’uomo.

Il Fiore della Vita semplice

Riprendiamo il discorso già iniziato nella descrizione del “Fiore della Vita nella Cornice di Petali”. Queste due figure si assomigliano, ma nel caso che stiamo prendendo in considerazione non c’è la cornice di petali, tuttalpiù si può trovare un contorno simile ad un cordone ritorto che riprende, in maniera diversa, il significato del legame.
Figura molto diffusa sulle antiche case del nostro appennino, la si ritrova anche sulle teglie in terracotta per la cottura delle crescentine montanare o tigelle. Anche utensili di cucina o da lavoro e arredi potevano avere questa rappresentazione.
Il fiore indica la vita nella sua bellezza; inserito nel cerchio, simile ad una ruota, evoca il ciclo degli eventi e quindi la speranza nel ritorno di ciò che si sta perdendo.
Forse proprio per questo simbolismo legato al risorgere delle stagioni, alla vita che si rigenera e che vince sulla morte, lo si trova in antiche raffigurazioni cristiane in riferimento al Cristo Risorto.

L’Albero della Palma

Come le raffigurazioni scolpite sul capitello della fontana, è una rappresentazione che deriva dalla simbologia paleocristiana, di cui proprio i Maestri Comacini sono stati promotori e produttori anche sul nostro Appenino.
I pennacchi di foglie sull’albero della palma, disposti a raggio come quelli del sole, erano un antico simbolo di regalità, divinità e vittoria, per questo le foglie di palma vennero anche usate per dar gloria a Gesù e ai martiri cristiani.

Le figure simboliche rappresentate sul capitello della fontana
Le figure scolpite sul capitello della fontana prendono spunto dai bassorilievi dei capitelli romanici che si trovano nella così detta “Cripta” della chiesa/santuario di Santa Maria di Montovolo. Questa cripta è in realtà ciò che rimane della preesistente chiesa proto-romanica del periodo fra il X e XI secolo.


La costruzione di questa chiesa e di quella superiore, di 2/3 secoli più tarda, sono il risultato di una sapiente capacità architettonica e costruttiva che in quell’epoca non poteva essere locale, ma che doveva provenire da zone dove quest’arte aveva una tradizione più antica e che era sopravvissuta al disfacimento della cultura romana.
Sono i Maestri Comacini, detentori di questa antica arte, che lasciano da noi, come in altre parti d’Italia e d’Europa, i segni della propria presenza e faranno da maestri per gli scalpellini locali che li seguiranno.
I bassorilievi scolpiti sui capitelli nella cripta del santuario di Montovolo contengono significati simbolici che prendono spunto dall’atteggiamento degli animali e dalla composizione delle forme vegetali qui presenti.
Al simbolismo che si può interpretare esaminando queste rappresentazioni, si aggiunge anche l’allegoria rappresentata dagli animali, un’allegoria che trae spunto da narrazioni bibliche o mitologiche.
Coppia di Leoni

I leoni si contrappongono, ma si alimentano dalla stessa pianta che da loro la vita (la parola di Dio?). La pianta è formata da tre fogliami uniti da un anello (la Trinità?), come avviene nella figurazione del Giglio precedentemente descritto. I due leoni (gli Esseri Terrestri?) si legano alle piante/fiore con le loro code: è un Legame indispensabile per la loro vita e per la vita degli altri esseri viventi.

Coppia di Uccelli acquatici

Gli uccelli creano un Legame con loro lunghi colli. Come gli esseri della terra, rappresentati dai leoni, anche gli esseri del cielo, rappresentati dagli uccelli, hanno bisogno gli uni degli altri. Anche loro si nutrono della stessa pianta della vita: lo stesso giglio della purezza a cui sono legati i leoni.

Il Grifo

È un animale fantastico che unisce l’aquila, nella metà anteriore e il leone nella metà posteriore. Cielo (l’aquila) e Terra (il leone) si incontrano in questa rappresentazione, divinità e umanità si incontrano in Cristo.

Coppia di Uccelli che si cibano

I colombi che si abbeverano allo stesso calice è una diffusa allegoria paleocristiana che allude alla comune fonte di salvezza che è Cristo.
In particolare però, nei capitelli di Montovolo, fra i due uccelli vi è la Condivisione di un cibo, non di una bevanda. Inoltre, in questo caso, il nutrimento non è di una pianta/fiore come nelle precedenti rappresentazioni, ma verosimilmente di semi … semi che daranno frutto. Questo cibo fruttuoso è prodotto dal giglio rovesciato che prende la somiglianza di un calice: Giglio di Purezza.

Le figure simboliche rappresentate al basamento della fontana
Le “figure simboliche” al basamento della fontana sono le firme degli scalpellini della Bottega che hanno scolpito la fontana:

L’elenco:
– Adriano Daniotti
– Alfredo Marchi
– Barbara Sandri
– Davide Montanari
– Elena Burzi
– Eugenio Daniotti
– Fabio Frison
– Fernando Fanti
– Fiorenza Anderlini
– Giancarlo Degli Esposti
– Giancarlo Poli
– Gianluca Boschi
– Giorgio Masina
– Loris Capitani
– Riccardo Vaccaro
– Roberta Tiberi
– Rodolfo Mucci
– Sabato Crescenzo
– Simona Matteuzzi
– Simone Zucchini
– Stefano Vannini



